Testimonianze

«3 giorni intensi , 3 giorni pieni di emozioni contrastanti, 3 giorni in cui riflettere e aprire gli occhi sull’altro, sul mondo che ci circonda. L’esperienza vissuta a Saluzzo è stata molto forte, sia per la situazione disumana in cui vivono centinaia di migranti, sia per il disinteresse con cui molti cittadini continuano a vivere giorno dopo giorno, proprio come se nulla accadesse. Invece accade l’impensabile e accade proprio a pochi passi dalle loro abitazioni, proprio sotto i loro occhi. Centinaia di ragazzi, provenienti dall’Africa, vivono accampati nella zona del foro boario, accontentandosi di dormire per terra su un cartone e di mangiare il poco cibo che hanno condividendolo con i tanti fratelli nella loro stessa condizione. Solo pochi di loro riescono a dormire al coperto in un capannone allestito dal comune e tanti altri per ripararsi dal maltempo occupano abusivamente un magazzino. A saluzzo si assiste ad una situazione veramente drammatica, in cui ci sono persone che per continuare a vivere in un Paese che spesso li respinge, si accontentano di vivere per strada, per l’intera stagione estiva, nella speranza che qualche agricoltore della zona li contatti per raccogliere la frutta, in cambio solamente di poche monete all’ora. I più fortunati, riescono a lavorare nei campi, ma spesso senza contratto e con i peggiori trattamenti. Si spostano in bici per tutta la zona, anche nelle ore più buie della giornata, mettendo quindi a rischio la loro vita, perché la bici è il solo mezzo di trasporto che hanno a disposizione. Noi siamo stati pochi giorni in affiancamento agli operatori e ai volontari della Caritas di Saluzzo che operano con impegno e costanza nel ‘Progetto Presidio’. Sono state tante le emozioni che abbiamo provato, certo, ognuno con la propria singolarità, ma abbiamo comunemente compreso quanto siamo fortunati e quanto è arricchente mettersi al servizio dell’altro e cooperare per costruire un’umanità diversa, in cui il pregiudizio soccombe e l’accoglienza trionfa, indipendentemente dal colore della pelle, dalla religione o dall’origine di ognuno di noi.

Paola, Servizio Civile 2017-2018

«Durante il percorso di formazione del servizio civile presso la Caritas diocesana di Mondovì, grazie a Katia e all’Unità di strada della Comunità Papa Giovanni XXIII, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare alcune giovanissime nigeriane, che hanno lasciato la povertà della loro terra e gli affetti per ricercare una vita migliore in Italia…
Risultato? Ogni notte le possiamo incontrare sulle strade, in attesa di clienti a cui offrire prestazioni sessuali. Tutti noi le chiamiamo prostitute, le emarginiamo, ma dei loro sogni di giovani donne, delle loro sofferenze, delle violenze morali e fisiche subite non conosciamo nulla. L’incontro con queste ragazze dallo sguardo triste, ma desiderose di calore umano, di parole gentili, ci ha aperto gli occhi; parlando con loro, è emersa la sofferenza nascosta, la condizione di schiavitù vissuta, la violazione continua della dignità e dei diritti umani, ma anche la speranza in un futuro in cui vedere realizzati i loro sogni. Sì, purtroppo sono giovani donne schiave, sfruttate e maltrattate che hanno perso la libertà, diritto fondamentale di ogni essere umano. Il compito dell’unità di strada della Comunità Papa Giovanni XXIII, che le incontra due volte la settimana, è quello di lottare CON E PER LORO per liberarle dalla schiavitù e, quindi, restituire la dignità loro negata. Certo sconfiggere “ il mercato del sesso” è difficile, però non dobbiamo voltarci dall’altra parte, ignorare “ questa schiavitù moderna e crimine contro l’umanità”, come è stata definita da Papa Francesco, dobbiamo tutti insieme sensibilizzare l‘opinione pubblica, abbattere l’impassibilità e l’indifferenza, mali della società odierna, grazie ai quali trionfano molte ingiustizie».

Serafina, Servizio Civile 2016

«Partecipare a questa serata mi ha aiutato ad aprire meglio gli occhi su di un argomento del quale purtroppo si parla poco. Cercare di capire cosa provano, vivono, subiscono queste ragazze è impossibile. Abbiamo, con i gruppi, provato ad esternare i nostri pensieri, le nostre emozioni, ma le parole spesso non sono sufficienti per descrivere una situazione di paura, dolore, ingiustizia. Nonostante tutto, mi ha sorpreso la dignità di queste donne, i sogni e le speranze per il futuro di alcune di loro. È stata un’importante lezione di vita».

Maria Cristina, Servizio Civile 2016


«Il primo mese di Servizio Civile è stato interessante anche se impegnativo. Ho iniziato con un po’ di timore non sapendo quale realtà mi sarei trovato di fronte ma mi sono trovato subito bene. La mansione che ho svolto maggiormente è stata quella dei mobili, attività completamente nuova per me, che mi ha permesso di conoscere un nuovo lavoro che pian piano ho imparato a svolgere. Altra attività che mi è piaciuta è stata la distribuzione del vestiario e dei pacchi alimentari».

Andrea, Servizio Civile 2015


«Quest’anno di Servizio Civile è stato un anno molto intenso, pieno di attività, gioie, soddisfazioni, momenti di sconforto e di difficoltà. Ho imparato molte cose, dalle più pratiche, come i lavori di ufficio a cose più personali, come aiutare le persone in difficoltà, con piccoli gesti, come una frase di conforto. Le attività che mi sono piaciute di più sono stati i doposcuola e gli oratori, dove con i bambini pian piano si è instaurato un rapporto di fiducia e di amicizia. Mi sono resa conto che questo percorso mi ha fatta crescere, mi ha resa più sensibile a certe tematiche, che prima mi interessavano poco, mi sono messa in gioco per me e per gli altri. Di tutto questo devo ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile il mio ingresso in Caritas, gli operatori, i volontari, che mi hanno aiutata, anche sgridata, confortata anche nei periodi in cui ero più giù e che mia hanno insegnato tante cose».

Veronica, Servizio Civile 2015